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Informativa Privacy and Cookie Policy

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Addictive Personality?


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Article By Professor DAVID J. LINDEN

He is a professor of neuroscience at Johns Hopkins University School of Medicine and the author of “The Compass of Pleasure: How Our Brains Make Fatty Foods, Orgasm, Exercise, Marijuana, Generosity, Vodka, Learning, and Gambling Feel So Good.”

WHEN we think of the qualities we seek in visionary leaders, we think of intelligence, creativity, wisdom and charisma, but also the drive to succeed, a hunger for innovation, a willingness to challenge established ideas and practices.

But in fact, the psychological profile of a compelling leader — think of tech pioneers like Jeff Bezos, Larry Ellison and Steven P. Jobs — is also that of the compulsive risk-taker, someone with a high degree of novelty-seeking behavior.  In short, what we seek in leaders is often the same kind of personality type that is found in addicts, whether they are dependent on gambling, alcohol, sex or drugs.

How can this be?  We typically see addicts as weak-willed losers, and chief executives and entrepreneurs are people with discipline and fortitude.  To understand this apparent contradiction we need to look under the hood of the brain, and in particular at the functions that relate to pleasure and reward.

As a key motivator, pleasure is central to learning; if we did not find food, water and sex rewarding we would not survive and have children. Pleasure evokes neural signals that converge on a small group of interconnected brain areas called the medial forebrain pleasure circuit — tiny clumps of neurons in which the neurotransmitter dopamine plays a crucial role.

This dopamine-using pleasure circuitry, refined over millenniums of evolution, can also be artificially activated by some, but not all, psychoactive substances that carry a risk for addiction, like cocaine, heroin, nicotine or alcohol. Our brain’s pleasure circuits are also hard-wired to be activated by unpredictable rewards:  While a roulette wheel is spinning or horses are on the track, we get a pleasure buzz even if we don’t get a payout in the end. Uncertainty itself can be rewarding — clearly a useful attribute for high-risk, high-reward business ventures.

So why do some people become addicted to drugs, alcohol, gambling or sex while others can indulge in a moderate, noncompulsive manner? One hypothesis is that addicts feel those pleasures unusually strongly and are motivated to seek them more intently. It’s reasonable, but wrong. Evidence from animal experiments and human brain scans indicates that the opposite is true:  Addicts want their pleasures more but like them less.

We’re now starting to understand the biology behind the blunted pleasure of addicts.  From studies comparing identical and fraternal twins, it is estimated that genetic factors account for 40 to 60 percent of the variation in the risk for addiction. But we are only in the early stages of understanding the role of genes in addiction; there is no one “addiction gene,” but it is likely that a large number of genes are involved in this complex trait.

Crucially, genetic variants that suppress dopamine signaling in the pleasure circuit substantially increase pleasure- and novelty-seeking behaviors — their bearers must seek high levels of stimulation to reach the same level of pleasure that others can achieve with more moderate indulgence.  Those blunted dopamine receptor variants are associated with substantially increased risk of addiction to a range of substances and behaviors.

Is there a silver lining to the addictive personality?  Some of our most revered historical figures were addicts — not only the obvious creative types like Charles Baudelaire (hashish and opium) and Aldous Huxley (alcohol and the nonaddictive hallucinogens mescaline and LSD), but also scientists like Sigmund Freud (cocaine) and warriors and statesmen from Alexander the Great and Winston Churchill (both known to be heavy drinkers) to Otto von Bismarck, the unifier of Germany, who typically drank two bottles of wine with lunch and topped them off with a little morphine in the evening.

Leaders in America rarely admit to addictions in public, but one recent example is Henry T. Nicholas III, a founder of Broadcom, a multibillion-dollar company that makes microchips for cellphones, game consoles, wireless headsets and other electronic devices. Starting with a $10,000 investment, Mr. Nicholas and his partners created a company that now has 9,000 employees and 5,100 patents. Along the way, he struggled with alcohol, cocaine and Ecstasy; he entered a rehab program in 2008. (He also successfullyfought off criminal charges related to backdating stock options and drug distribution.)

The risk-taking, novelty-seeking and obsessive personality traits often found in addicts can be harnessed to make them very effective in the workplace. For many leaders, it’s not the case that they succeed in spite of their addiction; rather, the same brain wiring and chemistry that make them addicts also confer on them behavioral traits that serve them well.

So, when searching for your organization’s next leader, look for someone with an attenuated dopamine function: someone who is never satisfied with the status quo, someone who wants the feeling of success more than others — but likes it less.

A version of this op-ed appeared in print on July 24, 2011, on page SR4 of the New York edition with the headline: Addictive Personality? You Might be a Leader.

The only true resource

Illustration by Senem Ozdogan (NYC)

The interviews are part of the European Best Workplaces Guide 2011.

You can download the guide for free here The Work Style Magazine

WE HAVE SPENT THE PAST 60 YEARS FILLING OUT THE PLANET new cities, new factories, new buildings, new facilities. Now we are at a point where the planet should be reclaimed. We can (almost) all agree that companies will have to be more careful with environment preservation.

But what can companies positively do to respect our planet? At Tetrapak they really care for the environment, as Gianmaurizio Cazzarolli, HR Direc­tor explains: “We believe in responsible industry leadership, creating profitable growth in harmony with environmen­tal sustainability and good corporate citizenship. Our strategy is to reduce CO2 emissions. We optimize our en­ergy consumption thanks to our build­ing automation system. We invest in re­newable energies, installing solar and photovoltaic panels that produce green energy.” At Tetrapak they also work with mobility management, as Ca­zzarolli explains: “Today our bus shut­tle is part of the urban transportation of Modena and an average of 50 em­ployees use this service every day. Our ultimate goal is that all wood fibre in our packages shall come from certified forests, managed in accordance with principles of sustainable forest man­agement. In 2010, 80% of our packages had the FSC Certification.”

At Eurofirms they believe that compa­nies can do a lot by spreading a value of respect within their staff as manag­er Miguel Jordà says: “Companies can act as spearheads promoting solid val­ues between staff, both in executive and non-executive profiles. One of these val­ues is respect.” He adds: “This consists of very effective and very meticulous work at the same time. If we perform a very careful selection of every employee in the company, and we adopt a good behavior to instill some values, includ­ing respect, all employees will adopt a respectful attitude towards everything that surrounds them.”

At CB Richard Ellis environmental re­spect is taken very seriously as HR Director Deirdre Bodley tells us: ”CB Richard Ellis is the only company in our sector to achieve carbon neutrality, thanks to the collective efforts of indi­viduals and teams across the globe. In EMEA, we have contributed to reducing our carbon footprint significantly: over 90% of our offices now have recycling programs in place and innovative local office initiatives are helping us become even more environmentally responsi­ble.“ But according to Bodley there’s still a lot to be done.”

At Admiral Group they have put in place various initiatives to respect the planet. HR Director Ceri Assiratti shares: “We have recycling plans – no­body has waste bins – we all have recy­cling points in every office. We are cre­ating a new building and we want to make sure that is the most environmen­tally friendly building possible.” They also work with mobility as Assiratti re­veals: “We have also started a bike plan so that people can avoid using their own transportation, and we are also promoting a carpool plan, which we try to fill a car instead of having people us­ing many different cars when moving for business.”

”As a strategic goal for 2012, we will have all our factories where insulin is produced powered by wind ener­gy,” says Patrizia Fogheri HR Directorat NovoNordisk. She continues: “We changed our ‘car policy.’ All our cars have CO2 emissions limits, so that not only does the lease payment make a dif­ference but also the reduction of CO2 emissions does. We are also providing a policy to reduce travel costs and the impact of air travel.” She finishes: “We also have a campaign with zero CO2 which certifies all the materials that we produce.”

Simon Linares, Group HR Director at Telefonica states: “Telefonica recogniz­es that its business has an impact on the environment – hence, we offer business smart technology and flexible working which deliver significant carbon sav­ings.“ He offers an example: “Our new Telefónica European HQ in the UK was built with sustainability at its heart. For example rainwater is captured and used for watering the plants and trees around the building. Pull printing will reduce the amount of paper and toner we use by at least 25 percent. It will also reduce our annual CO2 emissions by 113.5 tonnes.”

For other companies sustainability is at the heart of their mission as Danone’s HR Director Tanja Neuser explains: “We have three main goals. The first one is reducing our CO2 footprint. We have two areas where CO2 has the big­gest impact: logistics and PET. We want to replace trucks with trains. The other two ambitions are 1) water preserva­tion with access to pure drinking water. We do this in collaboration with UNES­CO and UNICEF; and 2) the protec­tion of our core products; we work very closely with the local environment.“

For the nature of the business at Timo­thy James Consulting, the impact is less heavy, as Peter Bennet, owner of the company says: “We recognize that any small thing could make a difference, so we make sure that we do not waste paper printing documents. We make sure that all equipment and lights are turned off when we leave and we en­courage employees to recycle.“ As for the future he reveals: “We try to cut down on travelling to reduce our emis­sions. We also encourage people to use public transportation instead of their own cars.“

reality is imperfect

if I open my eyes, and I open them for well I realize that much of what I see has nothing to do with reality.
The mental images that my brain requires me are perfect for the form, content and colors. Images are filtered, processed and then stored for use. An immediate process but in its immediacy has a complexity almost impossible to imagine. Thousands of neuronal connections gather everywhere in the mind what has already been stored; and the final product that comes out is nothing else that what I wanted.

So I am not surprised if I see extraordinary images which represent an unearthly beauty. While a little voice inside me says, “See? there are beautiful people, not as you. ” I do not wonder why my world is made up only of beautiful bodies and intelligent, good and succesfull people; but that make me think: “I will never be like them” and this thought makes me sad, makes me feel useless.


But if – as I said at the beginning – I start to look carefully I realize that reality is beautifully imperfect!

All images in this post are virtual, they do not exist in reality

Copyright Maurizio Raffa: web creatures

Se apro gli occhi, e li apro per bene mi rendo conto che molto di quello che vedo non ha nulla a che fare con la realtà.
Le immagini mentali che il mio cervello mi impone sono perfette per la forma, il contenuto ed i colori. Sono immagini filtrate, trasformate e conservate per l’uso. Un processo immediato, ma nella sua immediatezza ha una complessità quasi impossibile da immaginare. Migliaia di connessioni neuronali raccolgono ovunque nella mente ciò che è già stato memorizzato e il prodotto finale che ne esce non è altro che quello che avrei voluto. Quindi non mi sorprende se vedo immagini straordinarie che rappresentano una bellezza ultraterrena. Mentre una vocina dentro di me dice: “Vedi? Ci sono belle persone, non come te”. Non mi chiedo perché il mio mondo è fatto solo di bei corpi e persone intelligenti, buone e di successo. Ma intanto penso “Io non potrò mai essere come loro “e questo pensiero mi rende triste, mi fa sentire inutile.
Ma se – come ho detto all’inizio – mi metto a guardare con attenzione mi rendo conto che la realtà è splendidamente imperfetta!

Tutte le immagini in questo post sono virtuali, non esistono nella realtà

Copyright Maurizio Raffa: web creatures

Freedom

I spent last 45 years thinking that freedom was the respect towards others, do the right thing and keep consistency with the own values. But I was wrong.

I was not free, I just acted like a person who with a minimun of intelligence should do.

And even though the last measurement of my IQ has indicated that my level of intelligence is near 150, for all these years I have been stupid.

We know,  intelligence is the ability to solve new problems with old knowledges. So, for 45 years I have been an intelligent stupid.

What is freedom for you? Please think carefully  and don’t give the answer :” do what i like with no limits” .

In part it is correct, freedom in the past was the apparent ability to make choices free from certain kinds of constraints. But today,  this definition is still suitable? I do not think so.

I firmly believe that today Freedom is the ability to be happy and is an hard objective to reach,  for someone even impossible. Why? because we love technology. It is a blind love always more and more anchored inside our neurons. Is a drug that we can not do without.

And in this state of mind we do not notice that we are manipulated day by day, hours by hours by those images that pretend to show what can make us really happy, what we need and finally which product has the essence of happiness.

So it is normal that we believe that having a lot of money allows us to buy what we want and  to do what we like. In a word,  be happy.

I suppose that you agree that this equation has something wrong. The elements shown above are part of  the dimension of the  individuality concept  and not of those of freedom or happiness. But then is this the modern happiness? Be different, unique?

If yes, I turn off the phone as much as possible, I try to go back to using paper to communicate, I do less and less wild shopping, I turn off the TV or  I watch just videotaped programs, I do not eat at McDonalds anymore or drink a Coca Cola…..

Well, substantially I start to get my life. And just the thought makes me happy and certainly different.

And you?

Are you happy as am I?

 

The sense of humor

Source: Mirko Nesurini

All’inizio del secolo scorso i futuristi usarono l’attualità con riferimento alle nuove tecnologie per comunicare attraverso l’arte visiva. I soggetti erano gli aerei, le biciclette, gli ingranaggi dell’industria pesante fino alla famosa e bellissima locomotiva di Baldessari. Dal 1910, fino alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, l’onda lunga futurista ha influenzato praticamente tutti i maestri del Novecento. La macchina, il movimento e la velocità erano le coordinate basilari del Futurismo. Nel 1926, Fortunato Depero disegnò la bottiglietta del Campari Soda divenuta uno dei simboli del design italiano, una sorta di calice rovesciato, tutt’oggi ancora identica all’originale.
Negli anni 1950 e 1960 la pubblicità è un elemento di significazione del progresso e un segnale di rafforzamento dei brand commerciali.
In Italia Mimmo Rotella, documenta la stratificazione dei messaggi pubblicitari con opere realizzate con la tecnica del décollage. Rotella individua la crescete pressione pubblicitaria con mille messaggi che si fondono in un unico soggetto creativo. L’artista incolla sulla tela pezzi di manifesti strappati per strada. Espone a Roma per la prima volta nel 1955 con il titolo ‘manifesto lacerato’.


Nel 1962, Andy Warhol lavora su un’altra mitica bottiglietta: quella della Coca Cola. Le bottiglie della Coca-Cola del 1916, sono probabilmente ispirate alle curve anatomiche di un’attrice di quei tempi. Il maestro della pop-art ci introduce definitivamente alla rielaborazione delle icone della pubblicità. L’arte di Warhol si muove unicamente nelle coordinate delle immagini prodotte dalla cultura di massa americana. La sua arte prende spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come puro istante di registrazione delle immagini più note e simboliche. In queste sue opere non vi è intenzione polemica nei confronti della società di massa: unicamente esse ci documentano qual’è divenuto l’universo visivo in cui si muove la società dell’immagine. La ripetizione ossessiva dell’immagine della bottiglietta di Coca Cola ci testimonia come quell’oggetto sia oramai divenuto un referente della società.

L’arte dei Graffiti è un tipo di intervento deliberato sulla proprietà, sia privata che pubblica. Un graffito costituisce vandalismo illegale se realizzato senza il consenso del proprietario. Nei primi anni 1970 due giovani newyorchesi Jean-Michel Basquiat e Keith Haring lavorano in strada e in metropolitana. Le loro opere hanno immediato successo di critica e attirano l’attenzione di mercanti d’arte influenti. Basquia e Hairing utilizzano gli spazi vuoti dalla pubblicità nelle metropolitane per comunicare. La gente, affascinata da queste nuova arte di strada che – negli intenti dell’artista – deve avere il tempo di una pausa tra i periodi pubblicitari, stacca fisicamente le opere e se le porta a casa. La loro forma creativa è stata una delle rare forme a circolare liberamente attraverso tutti gli strati sociali e ad attrarre l’entusiasmo da parte di tutti i tipi di persone che erano di solito lontani dall’arte.
Dagli anni ‘80 Sante Scardillo si installa a NYC, lasciando Milano dove era cresciuto. Scardillo si definisce “un Rotella da salotto”. Procura la materia prima per le sue opere sul New York Times e la rielabora la caldo del suo appartamento nel lower east side. Rem Koolhaas, in “Delirious New York” il manifesto retroattivo per Manhattan definisce questo quartiere della città, la stele di rosetta della civiltà attuale. Per capire il nostro tempo bisogna vivere in questa città in cui il mondo si incontra. Per Scardillo, il New York Times è il dizionario iconografico della nostra società e quindi “quel che conta davvero” trova spazio su questo giornale.

Le icone si comprendono meglio se stanno ferme sulla carta. In televisione l’immagine passa veloce. Una immagine raggiunge il suo effetto se ferma. Questa l’idea dell’artista.
Scardillo si concede qualche divagazione dal New York Times, attingendo dai magazine della moda. Da Vogue, Harper’s Bazaar e inStyle acquisisce le pubblicità che poi devia, rielaborandole.
L’immagine pubblicitaria è per Scardillo un’arma a taglio multiplo: intesa come strumento di vendita e propagazione del marchio dai suoi produttori, offre anche un’ immagine speculare della società.
L’interesse di Scardillo è focalizzato nella rilettura critica, o dissacrante della pubblicità. Un’immagine bellissima di Chanel, dedicata al profumo n. 5, diventa una occasione per ricordare come nei campi di concentramento le persone erano “a number” tatuato sul braccio di una inconsapevole e bellissima ex nuotatrice Estella Warren, per l’occasione modella della campagna. Oppure una pubblicità di Prada in cui la protagonista, distesa sul greto di un fiume oppure forse accanto ad una cascata, offre lo spunto per lo slogan “Social Climbing Gear”. Per il profumo Eternity di Calvin Klein, lo slogan aggiunto alla pubblicità da Scardillo è “Don’t worry, this will not last that long” (Non ti preoccupare, non durerà a lungo).

L’occhio di Scardillo è utile all’impresa. E’ un occhio critico. Fa affiorare due considerazioni attuali che scrutano nel profondo della personalità di un brand: 1) La pubblicità trasmette il sentimento dell’impresa in uno specifico momento, una fotografia che ha un termine e poi viene ceduta alla società che la rielabora, 2) la pubblicità è uno spunto per dialogare costruendo nuove storie.
Scardillo nella propria arte utilizza i brand commerciali. Si aspettava denuncie. Ha ricevuto richiese di acquisto delle proprie opere dalle società coinvolte. Una delusione? Forse solo il segno dei tempi. Oggi i brand sono interessati allo scambio con la società. Come afferma Paul Watzlawick la ridondanza, sia nella sintassi che nella semantica, è un sistema di ripetizione di schemi comportamentali che portano a raggiungere un equilibrio. L’equilibrio, nel tempo forma un certo senso di memoria storica dell’interazione che non si annulla in occasione di modificazioni successive. Il sistema umano di interazione non riparte ogni volta da zero, ma mantiene le conquiste acquisite anche quando deve cercare altri equilibri.
Per i brand, gli esercizi creativi di Scardillo e di tutti i suoi eccellenti predecessori, sono un’occasione di ridondanza del messaggio presso il proprio pubblico. Una variazione al tema che costituisce motivo di interesse verso il brand. Alcuni imprese l’hanno compreso e hanno deciso di investire nell’arte della rielaborazione di se stessi.

Farfalle

Cortei di farfalle colorate hanno sfilato per le vie di Roma, Parigi e Londra. Io, ho  solo osservato chiedendomi cosa stesse succedendo; e se per caso fosse ritornato il passato. Con altri, siamo stati fermi a guardare, increduli all’idea di poter sperare che qualcosa potesse cambiare e che un qualsiasi seme potesse germogliare da un suolo cosi arido.

Non abbiamo seguito le farfalle e nemmeno le abbiamo sostenute, solo osservate. Alcune di loro non ce l’hanno fatta. Hanno desistito, si sono messe in disparte a guardare, accanto a noi; e così facendo hanno iniziato ad invecchiare ancora prima del tempo.

Non tutte le farfalle hanno i colori dell’arcobaleno. Ce ne sono alcune, per fortuna rare, che prendono i colori della notte. Sono quelle nate da madri desiderose di rimanere figlie, quelle dei padri spariti o senza nome. Farfalle che odiano la vita e il senso positivo della libertà; che rifiutano l’autonomia e la spontaneità del soggetto razionale. Questi esseri del buio si manifestano attraverso la violenza, le minacce il ricatto. Per loro la libertà significa pensare, esprimersi ed agire con brutalità e distruzione.

Le farfalle dell’arcobaleno vivono una libertà positiva, caratterizzata dal libero arbitrio (contrapposta al fatalismo del destino) e nel rispetto di alcuni principi ed in particolare degli altri esseri umani.

Nel tempo ho consumato la forza della ribellione ma continuo ad aggrapparmi saldamente al concetto che la libertà non è un mezzo per l’esistenza, ma coincide con l’esistenza stessa. La realtà non è in qualche modo predeterminata, il destino ce lo creiamo noi.

Agiamo dunque in modo positivo senza il bisogno di bandiere da sventolare. Rimaniamo farfalle colorate a tutte le età. Lasciamoci alle spalle i facili comportamenti distruttivi e autodistruttivi e incamminiamoci lungo il percorso del buon senso, del rispetto, dell’attenzione all’altro.

Io, che oramai farfalla non sono più, considero la libertà come un concetto collettivo e non individuale, come un obiettivo comune da condividere, come un atto da dedicare.


Can great workers be ….

Many companies now recognize the value in supporting parental commitments. For smaller companies, a family-friendly environment means flexible hours, telecommuting options, and support for parents who need to attend to a sick child. Larger companies might provide onsite day care, extra days off for family time or maternity leave, and dependent child programs.

We wanted as “Work Style Magazine” explore the issue with an article thanks the collaboration of Mr. Jerôme Ballarin Chairman of The Parenthood Observatory and the wonderful pictures of Mireille Loup and Loretta Lux.

You can download the full article (for free) here: children

Respect,כבוד, 尊重, уважение

Respect is something simple, almost trivial for this reason we often do not pay attention.

Respect is a seed which is fertilized every day especially with the love for ourselves.

If we do not love, we lose the sense of things as well as their values.

We live certainly, but it is an empty existence made up of images stolen to others.

While we carry with us a dissatisfaction that becomes every day more and more heavy, not to be able to contribute with something to this world.

A little thing to have an ounce of happiness and the first step is to love yourself.

 
 
Things that may help you to love yourself


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